Il cane della stazione
Nella piccola stazione di un paese di provincia viveva un cane marrone. Non apparteneva a nessuno, ma tutti lo conoscevano. Ogni giorno si sedeva sul marciapiede vicino al binario numero due. Guardava i treni arrivare e partire.
All’inizio i viaggiatori lo accarezzavano distrattamente. Poi il capostazione raccontò loro la sua storia.
Anni prima il cane accompagnava sempre il suo padrone al treno del mattino. L’uomo partiva per andare lavorare in città e tornava la sera.
Il cane lo aspettava lì.
Un giorno, però, l’uomo non tornò più. Un incidente improvviso lo aveva portato via.
Il cane continuò ad andare alla stazione ogni giorno. Aspettò quel treno per settimane. Poi per mesi. Poi per anni.
I ferrovieri gli portavano acqua e cibo. I viaggiatori gli facevano carezze.
Ma quando arrivava il treno della sera, il cane alzava sempre lo sguardo verso le porte che si aprivano.
Come se, da un momento all’altro, potesse comparire la persona che stava aspettando.
Un inverno il cane non venne più alla stazione.
Il capostazione, quando si rese conto che non sarebbe più tornato, decise di mettere una piccola targa sulla panchina.
C’era scritto:
“Per chi non ha mai smesso di aspettare.”
Riflessione
La fedeltà è una forma silenziosa di amore.
Non fa rumore, non pretende spiegazioni.
Resta.
Anche quando il tempo passa, anche quando il mondo cambia.
E ci ricorda che l’affetto più sincero non conosce orologi né distanza.



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